sabato 31 agosto 2013

Il nuovo modello di politica internazionale dell'Occidente: la caciara.

Nota del Kulturame: Questo articolo è apparso in forma di nota sul profilo Facebook di Wellington - L'Antieroe il 25/08/13, e viene pubblicato col consenso dell'autore.



La politica internazionale dell'Occidente ormai non è guidata né dalle idee, né dalla strategia, ma dalla caciara. Caciara di teorie insulse e narrative piccolo-ideologiche ad usum di politica interna.

E così, ora la ggente è indignata per i massacri al gas nervino in Siria.

Non c'è voluto nemmeno uno special di rainews24ballealminuto per spiegargli che il Sarin è un'arma chimica. E viene da chiedersi se è perché il Sarin, a differenza del fosforo bianco, è effettivamente un'arma chimica, oppure perché i reportage vale la pena di farli solo per le guerre amerikane.

Naturalmente esiste e resiste anche un fronte negazionista che cerca di spiegare i massacri con qualche demenziale teoria, o che vuole "le prove!", come già le voleva per Osama Bin Laden e l'attacco dell'11 Settembre, in attesa di rigettarle tutte tramite teorie del complotto.

Figurati cosa direbbero questi figuri se si scoprisse che davvero l'attacco col gas è una risposta all'apertura da parte di ribelli armati ed addestrati dagli USA di un nuovo fronte al confine con la Giordania.

C'è da dire che tutto questo dimostra che Barack Hussein Obama è rispettatissimo è temutissimo in Medio Oriente. Chissà quante volte ancora Assad dovrà gassare dei bambini prima che si possa dire pubblicamente che le "red lines" della Casa Bianca sono fuffa.

D'altra parte, alla guida della sua politica in Siria e in Medio Oriente in generale, l'amministrazione Obama ha messo il fiero alleato Recep Tayyip Erdogan, un islamofascista con manie di grandezza neo-ottomane che in tanti anni di deliri di onnipotenza da tabellone del Risiko non è riuscito a segnare nemmeno un punto.

Beh, quasi. In effetti dipende da come si contano i punti. Perché se è vero che Erdogan non ha fatto una cippa per mantenere il Medio Oriente stabile, e nulla nell'interesse del suo illuso alleato, l'Occidente, ha fatto molto per appoggiare la presa al potere di islamisti come lui, ad esempio Morsi dell'Egitto. Poi tutti sappiamo come è finita quella storia.

Tutti tranne Erdogan, per il quale il ritorno al potere dei militari in Egitto è invece un complotto di Israele. E a tal proposito, uno dei nuovi fondamentali della nuovissima politica Occidentale per il Medio Oriente è il buttarsi nel mucchio nell'orgia "blame Israel first". Naturalmente l'opinione pubblica occidentale è ancora, se di poco, più sofisticata di quella mediorientale, e allora, mentre il rozzo Recep Tayyip la butta nella teoria della cospirazione, la stampa occidentale si limita a citare un "anonimo" funzionario israeliano secondo il quale lo Stato Ebraico avrebbe fatto lobbying sugli USA e sull'Europa perché appoggino i militari egiziani. Cosa possibile, ma dubbia. Perché se è vero che a Israele non dispiace vedere Morsi cadere, è improbabile che si esponga fino a tal punto. Soprattutto sapendo che i militari egiziani dell'appoggio occidentale non hanno bisogno, e anzi se ne infischiano.

Ma l'importante è mantenere la tesi che dietro qualunque cosa succede in Medio Oriente c'è, in qualche maniera, Israele. Se per i rais arabi questa tesi fornisce un prezioso capro espiatorio contro il quale indirizzare la rabbia delle piazze e uno strumento di demonizzazione del nemico ("Tizio è alleato di Israele! Potere a Caio!"), in Occidente, oltre a solleticare l'ego dei filo-palestinesi ideologici e non che abbondano nei media, nelle università, e nella politica, ha il non trascurabile pregio di fornire l'illusione che la macelleria mediorientale abbia un endgame, e che l'Occidente possa avere una voce in capitolo in esso.

Qual'è infatti la soluzione per la "Primavera Araba", ovverosia per quel fenomeno nato con proteste di piazza contro governi dispotici non più in grado di elargire panem et circenses, e dirottato verso una guerra di supremazia regionale tra pseudo-potenze emergenti tutte contente che il gatto egemonico amerikano avesse deciso di abbandonare l'area e lasciar ballare i topi? La soluzione è mandare John Kerry, l'uomo che non è riuscito a sconfiggere George w. Bush in elezioni regolari, a promuovere un altro giro di inutili negoziati che i Palestinesi, ooops, volevo dire gli Israeliani, faranno come al solito fallire a causa della loro perniciosa insistenza sul sopravvivere come nazione. Gli Israeliani rifiutano perfino di convincersi che, anche se i loro nemici si dimostrano disposti ad usare gas nervino contro il loro stesso popolo, non c'è da preoccuparsi per la proliferazione nucleare in Medio Oriente.

Quando il nuovo presidente iraniano Rohani dice che la questione palestinese è una ferita aperta in Medio Oriente ha ragione. Dimentica però di dire che si tratta di una ferita auto-inflitta. Se la spogli di tutta la retorica infiammatoria degli ideologi, il conflitto israelo-palestinese si mostra per quello che è: una delle tante dispute tra Stati su pochi pezzi di territorio.

Intanto, ovviamente, silenzio imbarazzato sull'Iran, senza il cui patronato Assad già penzolerebbe da un pilone della luce. Perché qualsiasi cosa l'Iran fa, dall'impiccare gli omosessuali a finanziare il terrorismo, da lapidare le adultere a catturare marinai della Royal Navy nel Golfo Persico, non la si può far notare. Perché parlarne è un segnale sicuro di strategia della tensione, di sporca propaganda che prepara il prossimo attacco neoccon, la prossima invasione "per il petroGlio". Semmai quello che bisogna far notare è ogni presunto "progresso" iraniano sulla strada della democrazia, nonché ogni teoria "a mezzo culo" (half-ass) su come il regime islamista sia in realtà poco compreso da parte di un Occidente colonialista e razzista. E poi trasmettere documentari sulla grande civiltà persiana per insegnare alle masse non lavate che "loro", in fondo, sono proprio come "noi".

Ma tornando alla Siria, adesso cosa? Intervento, o non intervento?

La ggente si chiede, ma perché nessuno interviene? La domanda che ne segue è: "Ma chi?". Lasciando da parte i lunatici che invocano l'invio di "truppe ONU", non si starà mica chiedendo agli USA e alla NATO di intervenire? Mica?

Certo che sì, con il caveat che a ogni "bomba intelligente" che sbaglia bersaglio la ggente scenderà in piazza sventolando bandiere arcobaleno e chiamando tutti assassini di bambini.

Stessa cosa, d'altra parte, che sta succedendo in questi giorni. Siamo tutti testimoni, in tutte le capitali del mondo (e naturalmente ad Assisi), dello spettacolo di marce oceaniche "per la pace" contro Assad, l'Iran, Hezbollah, e la Russia.

Comunque, se l'intervento non ci sarà, la ggente ha già pronta la risposta: "Ecco, in Siria no, in Iraq sì, perché lì c'era il petroGlio."

E rimuovere Saddam Hussein, che pure lui aveva usato il gas contro il suo stesso popolo, era invece opportuno anche se in Iraq invece il petrolio c'è?

A proposito, e il fiero alleato Galeazzo Erdogan è interessato al petroGlio? Sappiamo che al gas naturale è molto interessato, tanto che minaccia di usare la marina da guerra per bloccare il progetto israeliano-cipriota di trivellazione nel Mediterraneo, a meno che il gasdotto che dovrebbe portare detto gas in Europa non passi attraverso la Turchia, e che non venga pagata una mazzetta all'inesistente Repubblica di Cipro del Nord, una nazione riconosciuta solo dai Turchi.

Ma che volete, qui stiamo parlando di una civiltà che in poco più di dieci anni di guerra è riuscita a dare ragione al nemico, e a farsi vendere concetti quali "se ci odiano avranno pure un motivo", come se l'odio fosse razionale, e "se ci attaccano, è perché li abbiamo provocati", come se i terroristi per attaccare avessero bisogno di motivazioni, e non di semplici scuse (delle quali, forse un giorno ci arriveremo, non rimarranno mai a corto).

E facciamo doverosa menzione anche dei discorsi tipo "è diventato un terrorista perché un drone americano ha ucciso suo fratello con un missile Hellfire", che non sono necessariamente falsi, sono solo molto meno rilevanti di quanto si vuole far apparire. Come dire: "Si è arruolato in marina l'8 Dicembre del 1941 perché suo fratello era sulla USS Arizona". Sarà anche così, ma non è certo quella la causa della Seconda Guerra Mondiale. Se fosse vero che la motivazione principale dell'umanità per combattere è la vendetta, tutte le guerre sarebbero durate in eterno.

Le guerre non si vincono quando hai sterminato il nemico fino all'ultimo uomo, le guerre si vincono quando hai ammazzato abbastanza nemici da convincerli che continuare a combattere non vale la pena, e nel nostro caso, il nemico ci è riuscito benissimo.

Quando ti ritrovi un uovo fossilizzato come il Senatore dell'Arizona John McCain, l'uomo che non è riuscito a battere Barack Obama in elezioni regolari, a perorare la causa della Fratellanza Musulmana, secondo lui una forza democratica e secolare, sostenendo che adesso andranno tutti ad arruolarsi in Al Qaida per colpa nostra, in quale vittoria volete più sperare? Come ha scritto Daniel Greenfield: "La fallacia "terrorismo o democrazia" tratta gli islamisti come "cattivi" se fanno saltare un edificio per installare una teocrazia, ma "buoni" se si presentano alle elezioni per installare una teocrazia. Rende il processo una priorità rispetto al risultato, e la sua logica suggerisce che se Hitler o Stalin fossero arrivati al potere tramite un puro processo democratico, non avremmo dovuto avere obiezioni."

A proposito, a parte che il fatto che il termine "Al Qaida" venga sempre buttato in giro come se fosse l'unica minaccia esistente (il che non è male se si considera che secondo la prima amministrazione Obama Al Qaida era morta, e Detroit era viva) ha veramente rotto, io ammetto di non avere le idee chiare riguardo la composizione dei gruppi anti-Assad in Siria, ma se l'asse Erdogan-Morsi è un tale bastione contro Al Qaida, come mai ci sono così tanti combattenti di Al Qaida in Siria? Come mai, ovunque la Fratellanza Musulmana inizia ad affermarsi, come in Libia, Al Qaida sembra apparire dal nulla?

In ogni caso, ormai il Medio Oriente, liberato della perniciosa egemonia occidentale, è libero di esprimere sé stesso, e lo sta facendo al suo meglio. Ora non segue più l'Occidente, è l'Occidente a seguire lui. Nel nuovo mondo al contrario, invece di combattere l'islamismo totalitario lo si aiuta a prendere il potere, ed è l'Iran ad avvisare gli USA di non azzardarsi a superare le "linee rosse".

Se pure il Medio Oriente non fosse un totale bordello probabilmente già oltre ogni possibile redenzione, l'Occidente non sarebbe in grado di offrire nessuna, non dico soluzione, ma nemmeno strategia coerente. Perché ogni più minuscolo segmento politico o ideologico della nostra civiltà si perde cercando di infilare ogni fatto e fattarello all'interno della sua particolare narrativa o teoria.

E ciò che vale per il Medio Oriente, vale per il resto del mondo. Stiamo lanciando su scala globale il messaggio che la nostra civiltà è troppo impelagata in bizantinismi interni per sapere come si combatte per i suoi interessi.

martedì 2 luglio 2013

Come un colpo di cammello.



Max Balestra ci fornisce questo pregevole articolo di storia e fantastoria sull'H&K 416, l'arma che ha ucciso Osama Bin Laden.

Ma Il Kulturame attende le prossime gesta del Solomon Rifle.

Scrivi più in fretta, ciccione di merda!


domenica 16 dicembre 2012

Dichiarazione di indipendenza narrativa

Quando si rende necessario, nel corso degli umani eventi, annunciare l'autopubblicazione di un romanzo d'azione scritto sotto pseudonimo da un tizio che scrive su questo blog sotto un altro pseudonimo...

Su Amazon.

Max Balestra - Liberty Charter, Territori Liberi - Capitoli 1-3

venerdì 9 novembre 2012

Va' da' via il cool.


Un post di Wellington - L'Antieroe

Non sono sicuro di come dire questa cosa, ma ci provo.

In USA, per esempio, si festeggia perché i vecchi barbogi contrari ai matrimoni tra gay sono stati sconfitti alle elezioni.

Il matrimonio gay è cool, loro erano not cool, e hanno perso. Il diritto al matrimonio gay è (forse) assicurato dalla salda alleanza dei gay con i tipi cool.

Io avrei detto che sposarsi chi ti pare fosse un diritto umano fondamentale (dicansi anche "libertà"), non una questione di quanto si è fighi.

Cosa succederà quando i "tipi cool" saranno "not so cool anymore"? Festeggiate finché potete.

Adesso, i tipi not cool hanno paura che i tipi cool vengano a togliergli le armi da fuoco. E allora quelli più freschi tra di loro, la cosiddetta "gun generation 2.0", stanno dicendo: "dovete far capire ai ggiovani come me che le armi sono cool, e che anche voi lo siete, perché al momento non gli piacete perché avete sempre labbibbia in mano."

Ma il Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti non recita: "Lo Stato, quando e se gli gira, concede di avere armi perché le armi sono cool. E, by the way, se  hai labbibbia in mano non sei cool, e non puoi avere armi cool, e ben ti sta, avresti dovuto assicurarti di essere dalla parte giusta della società, quella cool, e portare voti con la tua coolaggine."

Il Secondo Emendamento recita: "il diritto del popolo di detenere e di portare armi, non verrà infranto."

Non è una concessione modaiola.

"Massì, fallo pure. E' cool."

E' un diritto.

Ma questo non importa. Perché se non sei cool non hai i voti, e senza i voti, quello che fai non è cool. Non sei nella parte cool della società, quella del futuro. Sei relegato nella parte not cool della masnada sociale, quella che sta passando, anzi, è già praticamente morta.

Ma questa non è mica repressione dei diritti individuali scopo guerricciole ideologiche reciproche, è alta sofisticazione politica scaturita dal più elevato dei processi democratici.

Poi si festeggia in due Stati dell'Unione perché il referendum dice che potemo spippà, però solo 'a Maria pecché tutto er resto è meglio che continua a far affluire pesos nelle casse dei cartelli messicani, whatever...

Adesso però, dita incrociate, bisogna vedere se il governo federale ce lo lascia fare davvero.

Maccome, abbiamo votato! E' cool!

Perché se non era cool, non sarebbe stato un diritto intossicarsi l'anima deli mortacci propri, con i propri soldi.

Abbiamo dovuto votare. E ora che abbiamo votato "Sì", è tutto cool.

E quello che ti serve, per essere cool, è il giusto alleato politico che ti permetta, in cambio di voti e donazioni, di pippare la Maria Giovanna (solo quella però), non perché sono cazzi tuoi, ma perché cercare di fermarti non sarebbe cool.

Almeno finché qualcuno non se ne uscirà dicendo che la ganja non è più cool perché incide sui costi della sanità pubblica, come le bibite gassate, i porno girati senza preservativo, e magari, presto, la carne.

E lì sono cazzi. Perché la sanità pubblica, de 'sti tempi, è cool da morire.

Per riassumere, quando un diritto non è più una questione di libertà dell'individuo, ma una concessione fatta dal braccio armato esecutivo dello Stato per premiare la tua alleanza elettorale con una parte politica, per poi divertirsi insieme a sopprimere i diritti, che dovrebbero essere egualmente sacrosanti, dell'altra parte politica, giocando sulla distinzione modaiola tra diritti "cool" e diritti "not cool", in una visione non di rispetto reciproco per le libertà altrui, ma di ingegneria sociale (favoriamo ciò che è cool, sopprimiamo ciò che è not cool. Not cool must go!), magari accampando il "bene comune", o "l'interesse della società", quel diritto è ridotto ad una farsa.

Quel diritto non esiste più. Esiste solo ciò che è cool, e ciò che è not cool. E il not cool potreste essere voi.

Perciò, invece di reclamare i vostri diritti come inalienabili in quanto vostri, dovuti, e non opzionali, continuate pure a reclamarli perché sono cool. Magari mentre vi divertite a cercare di compromettere a suon di voti e leggi quelli degli altri, che ritenete not cool.

Anzi, questa cosa qui, usatela proprio come arma politica da Mutua Distruzione Assicurata. E soprattutto per fare i vostri bravi esperimenti di ingegneria sociale. Tipo: "vogliamo realizzare la nostra società cool, e allora ci alleiamo con il padre-padrone Stato perché faccia leggi per permettere le cose cool nostre, e per proibire le cose not cool degli altri. Alla fine rimarrà solo la nostra società, nuova e cool. La vostra, vecchia e not cool, si estinguerà. Ma non preoccupatevi, abbiamo votato, è tutto democratico."

Ma la democrazia vi salverà solo finché siete dalla parte cool. Solo la libertà e la certezza del diritto, possono salvarvi per sempre.

mercoledì 29 agosto 2012

Movimento d'opinione a favore dell'individuo nuclearizzato.



"L'Iran non ha nessun diritto di possedere armi nucleari. Io ce l'ho!"
Wellington L'antieroe, estate del 2007, al quinto Cuba Libre.


Oggi Il Kulturame vuole occuparsi di un problema che affligge tutti noi (e per noi, intendo le voci dentro la mia testa): quell'odiosa forma di limitazione della libertà da parte dello Stato che impedisce all'individuo di possedere armi nucleari.

Si è saltuariamente occasionato al Kulturame che un interlocutore abbia sghignazzato alla sua asserzione che, se l'esercito e la polizia possono possedere armi da fuoco, anche il privato cittadino dovrebbe potersene dotare. In almeno una di tali occasioni l'interlocutore in questione ha fatto seguire lo sghignazzo con la seguente affermazione: "Pistole ai privati? E cos'altro? Bombe atomiche?"


L'asserzione sghignazzante del povero infelice, inutile sottolinearlo, è di per sé sterile. Come lo sono tutte le affermazioni a favore dell'impedimento legale del diritto del cittadino ad essere armato, che si basano sulla balzana idea che tale impedimento inibirà le sue capacità di usare armi a scopi illeciti, dimenticando l'elementare verità che le leggi fermano solo chi le rispetta, e che perciò chiunque voglia utilizzare armi da fuoco per scopi criminali, non avrà nessun problema ad infrangere una legge in più procurandosi un'arma sul mercato nero.


Ma ciò porta a chiedersi: applicando la stessa logica del fallace soggetto, questo non significa forse che anche la proibizione a possedere ordigni nucleari è essenzialmente errata?


Esaminiamo i fatti: è stata talvolta ventilata la possibilità che organizzazioni terroristiche come Al Quaida possano dotarsi di ordigni nucleari. E per "ventilata" intendiamo che quando lo dice uno che non sia Barak Obama è un discorso allarmistico da sporchi neocon guerrafondai, altrimenti è roba da meritare il premio nobel per la pace. Naturalmente, per iniziare, qui si applica lo stesso principio del gun control: i terroristi non hanno problemi a infrangere le leggi, pertanto la proibizione statale di vendere testate nucleari al Wal Mart è inutile.


In molti, come ad esempio quelli che sostenevano che gli USA facessero solo finta di voler trovare Osama Bin Laden perché in realtà lavorava per loro, respingono però la tesi che la possibilità di terroristi con l'atomica sia una minaccia reale. L'argomento vuole che gli ordigni nucleari siano così costosi, e complessi da utilizzare, che i poveri terroristi non ne siano in grado, e che perciò preferiscano dedicare le proprie scarse risorse a metodi bellici più convenzionali.


Se vera, tale conclusione rende la proibizione di vendita di ordigni nucleari ai privati cittadini doppiamente inutile. Non solo infatti dei terroristi, non essendo gente che rispetta le leggi, potrebbero procurarsene uno, ma perché pensare che, se la vendita fosse libera, chiunque correrebbe a comprarsi un ordigno nucleare se è così costoso e tecnicamente impossibile da usare che neanche i terroristi lo vogliono?


Un argomento di riserva portato da coloro che vogliono impedire all'individuo di possedere, come sarebbe suo diritto, ordigni nucleari, è che chiunque voglia una bomba atomica in casa è chiaramente irrazionale, e che pertanto sarebbe troppo pericoloso lasciarlo usufruire di tale diritto.


Il che porta a chiedersi: perché allora ci fidiamo a lasciare queste armi in mano alle potenze nucleari?


Seriamente, voi che leggete questo pezzo, pensate che il governo del Pakistan sia più sano di mente di voi?


Perché, io che minaccio di far scomparire il mio quartiere in una palla di fuoco all'idrogeno se gli zingari mi assaltano in casa, sarei meno razionale di una superpotenza che minaccia di far scomparire il pianeta se una potenza rivale gli viola i confini?


Verrebbe quasi da pensare che il principio secondo il quale lo Stato può possedere armi in quanto più razionale del singolo individuo sia solo una misura per assicurarsi che il sovrano abbia le sue armi e il suddito no. Diritto no, privilegio sì. E anche che il suddito sia talmente impecorato da non rendersene più conto, ed essere arrivato a pensare che, davvero, sia "solo per il suo bene".


In effetti, la teoria delle relazioni internazionali, almeno quella neorealista, sostiene che le armi nucleari facciano bene allo Stato, rendendolo maggiormente responsabile. Di recente tale argomento è stato comunemente utilizzato per difendere il programma nucleare iraniano. Un Iran dotato di armi nucleari, dice il saggio, sarebbe un Iran responsabile.


Ma se il potere civilizzatore degli ordigni nucleari è tale, e se non è vero che lo Stato vuole negare al privato cittadino il diritto a possedere armi esclusivamente per il suo bene (del suddito), e non per il suo (del sovrano), la prossima mossa logica, non sarebbe quella di fornire ad ogni singolo cittadino un ordigno nucleare?


Pensateci. Le atomiche rendono responsabili: problema dell'irrazionalità dell'individuo risolto.


E non è questo forse il ruolo dello Stato (almeno a suo dire)? I governi del mondo non sono forse impegnati in una ciclopica missione civilizzatrice per educare e responsabilizzare le comunità che presiedono?


Probabilmente si potrebbe fornire a ciascun cittadino la sua testata, un paio di kilotoni a testa, ad una frazione del costo di tutti i programmi di assistenza sociale e sanitaria, ed educativi, che al momento pesano sulla spesa pubblica.


Quello che Il Kulturame chiama un nanny state degno di tal nome.

giovedì 19 luglio 2012

Metempsicosi Kulturamiana.





Nel corso degli anni le conoscenze niùeig del Kulturame hanno tentato nei modi più creativi di convertirlo ad ogni possibile bizzarra credenza, dall'esistenza della terra cava all'orinoterapia, dall'apocalisse Maya al far ballare i tavolini, ma nessuno è stato più insistente nei suoi sforzi di vegetariani e vegani.


Per toglierseli dai coglioni, il Kulturame ha strategicamente deciso di assencondare un altro gruppo di gente che non ha abbastanza buonsenso per capire che volere uno come lui come adepto è follia pura, e cioè coloro che vogliono convincerlo dell'esistenza della metempsicosi.


Infatti,contrariamente a ciò che dicono gli Induisti, le due credenze sono incompatibili, quasi al punto di essere mutualmente esclusive, a meno di essere un cretino o un masochista.


Il motivo per cui reincarnazione e vegetarianesimo sono incompatibili è che, dovendosi reincarnare in un animale, è molto meglio reincarnarsi in uno destinato ad essere macellato al più presto.


Immaginate infatti di reincarnarvi in una vacca. Se capitaste in un mondo di vegetariani, oppure in India, passereste i prossimi vent'anni a ruminare libera in un prato. Volete davvero vivere vent'anni da vacca? 


Per nostra fortuna viviamo in un mondo a maggioranza di carnivori, dove la maggior parte delle vacche finiscono nei macelli, e perciò camperete al massimo 9 anni, se siete una vacca da latte, non più di cinque se siete un manzo, e meno di uno se misericordiosamente l'allevatore decide di fare di voi filetto di vitello.


Ancora meglio reincarnarsi in un maiale. Al contrario di un maiale selvatico, che può campare affamato nella foresta, facendosi un mazzo così a scavare tuberi per 25 anni, in quanto maiale d'allevamento passerete cinque o sei anni al massimo a rotolarvi nella vostra stessa merda, grassi e pasciuti, nutriti a leccornie come granturco e avanzi di cucina. E se il vostro proprietario fa parte della mafia, o altro sindacato criminale, potrebbe perfino capitarvi di assaggiare carne di informatore della polizia. Dopo solo pochi anni di tale pacchia, vi beccherete una rapida martellata in testa e, mentre le vostre spoglie mortali vengono trasformate in prosciutto e finocchiona, la vostra anima trasmigrerà verso una nuova esistenza animale, magari un miliardario, o un divo del porno.


Il meglio che possa capitare è reincarnarsi in una zanzara. Non solo avrete la soddisfazione di dare fastidio a ogni creatura vivente e di nutrirvi di buonissimo sangue, ma vivrete al massimo 100 giorni, di meno se qualcuno riesce a spiaccicarvi contro un muro. Una morte rapida e indolore. Un battito di mani, un "Ti ho beccata bastarda!" proveniente dal nulla, ed è tutto finito.


Certo, possono capitare anche sfighe, come ad esempio reincarnarsi in un'oca da paté, o in un toro da corrida, anche se in quest'ultimo caso farete comunque una fine eroica e forse vi riuscirà di incornare il torero. Sfiga anche trasmigrare in uno di quei minuscoli cani da salotto col cappottino, nel qual caso consiglieremmo il suicidio mezzo saltar giù dalle braccia della vecchia rincoglionita che avete come padrona e mettervi ad attraversare di corsa la strada.


Se vi capita di reincarnarvi in un verme, al peggio farete una fine molto rapida appeso ad un amo, ma se siete in Sardegna vivrete nel casa martzu, e se vi capita il Messico morirete annegato nel mezscal. E diciamocelo, ci sono fini peggiori.


Da quando il Kulturame crede alla Metempsicosi, uno dei giorni più traumatici che ha vissuto è stato quando ha scoperto che nel Mare Antartico esistono meduse che vivono 600 milioni di anni. Immaginate reincarnarvi in una di quelle e passare intere ere geologiche a nuotare inutilmente nel mare glaciale, mangiando solo plancton o qualunque altro organismo schifido di cui si nutrono le meduse. 
Per porvi rimedio, il Kulturame ha riscritto il testamento: dopo la morte tutti i suoi averi verranno devoluti ad un'organizzazione che si dedicherà allo sterminio delle meduse giganti dell'Antartico. E' il solo modo di stare tranquilli.


Direi che a questo punto, ciò che è nato come un metodo per sbarazzarsi dei proseliti vegetariani, ha tutte le carte in regola per diventare un culto. Anzi, un kulto, dato che il suo profeta è il Kulturame. Il nome che gli abbiamo (noi Kulturame) dato è "Metempsicosi Kulturamiana".


Occorre mettere in chiaro che la Metempsicosi Kulturamiana non prevede la crudeltà verso gli animali, semmai il contrario. Dato che l'animale potreste essere voi, è capitale che tutti gli animali vengano trattati bene. Trattare bene gli animali e farli vivere poco deve essere considerato l'obbiettivo ideale. La lunghezza della vita di un animale è inversamente proporzionale a come viene trattato (e da quanto è buono fatto alla griglia). Se avete un gatto che prevedete di tenere con voi finché morrà, trattatelo il meglio possibile. Se non avete intenzione di sbattervi per farlo vivere come un pascià, lanciatelo oltre il muro di un canile municipale. Se invece avete un porcile, o una batteria di polli, fateli fuori prima che potete.


Convertiti anche tu alle Metempsicosi Kulturamiana, dona metà dei tuoi averi al leader del kulto (gli estremi bancari te li comunico poi in privato), e vivi felice mangiandoti l'anima de li mortacci tua, certo di essere destinato dopo la morte ad una breve vita da bestia, e che prima o poi ti dovrà pure capitare di reincarnarti in un essere umano.



giovedì 9 febbraio 2012

Osama lo zombie.


Ha ragione l'amico dell'Antieroe in Fessbook: se Wellington ed io avessimo prodotto insieme un film sarebbe una roba del genere.

sabato 28 gennaio 2012

Kulturame Classici: Sic Transit Gloria Comunismi. (12/09/2009)




Lydia Guevara, la nipote "del" Che, prosegue lo sforzo rivoluzionario di famiglia promuovendo il vegetarianesimo per conto della PETA.

Dopo la rivoluzione delle rose, dei garofani, dei cedri, arriva quella delle carote.

Link.

lunedì 16 gennaio 2012

Perché io non sono Samuel Adams.





La risposta, curiosamente, non è "Perché sei Wellington - L'antieroe", ma si può trovare in un libro che sto leggendo.*

Da giovane a Boston Samuel Adams, oggi ricordato soprattutto per la birra
^, coltivava un sogno: Che un giorno le Colonie britanniche in Nord America sarebbero state una nazione indipendente governata secondo i principi democratici descritti nelle opere di John Locke, del quale era un sincero e appassionato ammiratore.

Adams si mise a scrivere articoli e libelli nei quali dava voce alle sue idee ed opinioni, era un ottimo scrittore e i giornali pubblicavano volentieri i suoi scritti che ricevettero una certa attenzione, ma per quanto riguardava la rivoluzione indipendentista, per dirla in termini plebei, nessuno lo cagava di striscio. Non che quello che scrivesse non fosse giusto o sensato, era semplicemente che, per quanto i Coloni avessero delle lamentele nei confronti della madrepatria, le rimanevano molto affezionati. Politicamente parlando quindi, malgrado tutti i suoi sforzi, Adams non cavava un ragno dal buco. La causa alla quale si era dedicato anima e corpo, al punto da trascurare fino a mandare in fallimento la distilleria lasciatagli dal padre, sembrava aver imboccato un vicolo cieco, cosa che lo fece precipitare in una profonda depressione.

Da qualche parte laggiù Samuel Adams deve aver capito come vanno le cose nel mondo, perché uscito dalla depressione cambiò completamente i suoi metodi. L'occasione si presentò con lo Stamp Act, una legge inglese che in pratica istituiva l'uso delle marche da bollo su qualunque documento che ambisse ad essere considerato legale. In pratica una tassa sotto mentite spoglie che nelle Colonie fu accolta con l'usuale contenuto malumore. Ma non da Adams, il quale iniziò a scrivere articoli al vetriolo sullo Stamp Act, trattandolo come se fosse l'annunciarsi dell'apocalisse. Quando gli articoli attirarono l'attenzione che sperava, i suoi metodi si fecero ancora più militanti. Fondò un'associazione composta in larga parte da rissosi uomini delle classi lavoratrici chiamata Sons of Liberty che si dedicò a portare in piazza la protesta con toni il più rumorosi possibile e in seguito passò al vero e proprio squadrismo intimorendo e in almeno un caso devastando le proprietà dei negozianti che vendevano le marche da bollo.

Alla fine Adams vinse: lo Stamp Act fu revocato, ma presto sostituito da nuove tasse sotto copertura, che Adams contrastò con metodi sempre più aggressivi e sul filo della legge. Le attività dei Sons of Liberty resero nervosa la Gran Bretagna che reagì come spesso fanno i governi, con pretese di lesa maestà, e inviò soldati a Boston. Adams organizzò immediatamente un boicottaggio dei militari, facendoli sentire circondati da gente ostile e a tutti gli effetti in territorio nemico e poi solleticò il loro senso di insicurezza con vari atti provocatori che alla fine sfociarono, quando un plotone di giubbe rosse aprì il fuoco contro una folla che li insultava e gli tirava pietre e gusci d'ostrica, nel famoso Massacro di Boston.

La tensione iniziò a diffondersi oltre Boston, nel resto delle Colonie, e quando il Parlamento Inglese varò il Tea Act, una legge che imponeva un monopolio commerciale con per giunta ancora un'altra tassa nascosta al suo interno, i Sons of Liberty organizzarono il Boston Tea Party e il resto è storia.

La storia di Samuel Adams porta a due considerazioni interessanti, una di carattere storico e l'altra di carattere politico.

Storicamente vale la pena di notare che malgrado le voci che corrono di questi tempi le alte tasse non furono affatto la causa della Guerra di Indipendenza Americana. Secondo lo storico economico Niall Ferguson infatti il Colono medio pagava all'incirca 1 Scellino all'anno di tasse, laddove l'abitante medio della Gran Bretagna ne pagava 26.
Il Tea Act poi, legge monopolista con tasse annesse, ABBASSO' il prezzo del Tè a Boston, tagliando fuori gli intermediari, gli importatori delle Colonie come John Hancock, che non a caso furono i primi a seguire Adams nella ribellione. 


Ciò che veramente contava nello slogan dei Sons of Liberty non era il "No Taxation", ma il "Without Representation". Il problema non era che ci fossero le tasse, o che fossero alte, era che queste tasse venivano imposte da un Parlamento lontano nel quale i Coloni non avevano nessuna rappresentanza. 

In altre parole non si trattò di una ribellione "contro lo Stato", bensì per lo Stato, uno Stato americano. Una guerra politica, non contro la politica. Non a caso gli storici la chiamano appropriatamente Guerra di Indipendenza Americana, e non "Guerra Individualista" o "Guerra Anarchica".

Naturalmente poi la libertà individuale era un valore culturale forte per i coloni Americani a livello personale, e questo ha influenzato la forma di governo che si sono dati e ancora oggi scorre sotto la superficie del dibattito pubblico in USA molto più di quanto non faccia in altre parti del mondo. Questo spiega anche perché "the shot heard around the world" ispirò rivoluzioni e guerre di indipendenza dai risultati molto meno liberali, basti pensare alla Rivoluzione Francese o alle varie rivoluzioni delle banane dell'America Latina.

La considerazione di carattere politico invece è ben espressa nelle parole dell'autore del libro:

"Prima del 1765 Adams agiva nella convinzione che argomenti ben ragionati sarebbero stati sufficienti a convincere i coloni della giustezza della sua causa. Ma quando gli anni di fallimenti iniziarono ad impilarsi dovette confrontarsi con la realtà che i Coloni mantenevano nei confronti dell'Inghilterra un profondo attaccamento emotivo, come bambini nei confronti dei genitori.[...] Uno volta che Adams lo ebbe capito riformulò i suoi obbiettivi: Invece di predicare l'indipendenza e le idee di John Locke, avrebbe lavorato per recidere il legame dei Coloni con l'Inghilterra.[...] Lo Stamp Act e il Tea Act erano di fatto piuttosto insignificanti, ma Adams strategicamente li manipolò per creare indignazione, trasformandoli in barricate erette tra le due parti.[...] Capite questo: Le argomentazioni razionali entrano da un orecchio ed escono dall'altro.[...] Facendo appello alle emozioni della gente si può fare sì che essi vedano il passato in un'altra luce, come qualcosa di tirannico, noioso, brutto, immorale. Adesso c'è spazio per infiltrare nuove idee, cambiare il punto di vista della gente, farli reagire ad un nuovo senso del proprio interesse personale, e spargere i semi per una nuova causa, un nuovo legame."

In altre parole: In politica tu puoi avere tutte le buone teorie e ragioni di questo mondo, ma senza nichilismo e demagogia non combinerai una cippa.

E qui ci siamo signori: Questo è il motivo per il quale il sottoscritto non sarà mai un politico di successo, un capopopolo. Come si sa infatti L'Antieroe è affetto dal Morbo di Bunbury.

Da un punto di vista ideologico sono molto più estremista di Samuel Adams. Della rappresentanza non me ne può fregare di meno, e sono eticamente contrario allo Stato e alle tasse per il solo fatto che sono obbligatori. Ed è per questo che l'etica è l'unica cosa che mi rimane oggigiorno, la politica essendo deceduta causa Morbo di Bunbury. Etica e politica sono strettamente legate, ma non interdipendenti, e arriva sempre il momento in cui devi scegliere se compromettere l'una o l'altra. Nel corso delle nostre vite perlopiù riusciamo a mantenere un compromesso equilibrato tra le due, e così è stato per me per molti anni, ma da qualche tempo a questa parte mi riesce davvero difficile conciliare la mia etica con la politica, ed è per questo che in politica sono sempre più un osservatore e sempre meno una parte attiva.

Non mi interessa inventare narrative nichiliste per portare gente dalla mia parte a suon di calci in culo emotivi, i metodi di Samuel Adams potranno anche creare un governo più liberale (o anche no), ma non creano un uomo più libero. Il più delle volte quello che creano è un True Believer hofferiano, uno schiavo mentale.

Ma questo esempio storico spiega anche la ragione per la quale politici fortemente carismatici
° con spericolate visioni hanno un tale seguito di fedelissimi che difendendo le loro narrative con le unghie e con i denti fin nei più piccoli particolari. Queste narrative contengono sicuramente anche delle verità e delle idee valide (ma come dico sempre io avere dei buoni argomenti è la cosa più facile in terra), ma è sull'emotività che fanno veramente affidamento. Sulla costruzione retorica dell'immagine di un mondo ormai insopportabile, è il potere dell'odio verso l'esistente che gli fornisce davvero il carburante.

E ora che vi ho detto che il paladino della vostra causa vi sta propinando una narrativa nichilista piena di luoghi comuni e falsi bersagli, per concludere con una nota di simpatia destinata a farmi apprezzare ancora di più, dallo stesso libro citerò Gesù Cristo, allo scopo di far notare che alle volte parlava davvero come uno di quei capi-setta i cui seguaci vanno a bere Kool-Aid in Amazzonia.

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra;
Non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre,
la figlia dalla madre,la nuora dalla suocera:
e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me;
chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

Matteo 10:34-38


Wellington - L'Antieroe


sabato 14 gennaio 2012

Kulturame Classici: Considerato che...

E' ormai consuetudine impicciarsi delle elezioni di paesi in cui non si vive e di cui non si sa niente.

Tale consuetudine esige di supportare il "nostro" candidato.

Che è buona regola di convivenza civile adeguarsi al vento politico che tira e che pertanto anche Il Kulturame deve riconoscere come destino l'avanzare delle gloriose forze anti-imperialiste del 21° Secolo postamerikano.

Il Kulturame ha scelto il "suo" candidato alle elezioni sudafricane del 2009 (in cui non voterà).


Eccovi i nostri banner e slogan.



      

        

       

       

         

       

      

      

      

      

venerdì 13 gennaio 2012

Bentornati su Kulturame!

Kulturame Classici: The West


Qui in Kulturamia il discorso di Mahmoud Ahmadinejadall'Assemblea Generale dell'ONU ci suonava familiare. Ci siamo chiesti dove mai avesse pescato certe idee. Seguono esempi casuali e incompleti.
***
L'occidente diffonde il totalitarismo: Noam Chomsky.

L'occidente perpetua la schiavitù e il colonialismo: attivisti No Global.

L'occidente è arrogante: scienzati politici di un po' tutte le scuole di pensiero e tizio che spiega perché l'11 Settembre hanno colpito proprio le Torri gemelle, simbolo di Wall Street.

L'occidente è stato costruito con il sudore degli schiavi negri: Malcom X.

L'occidente bombarda gli altri paesi per impadronirsi delle loro risorse: adolescente occidentale medio e rock star o stella del cinema occidentale media.

Il regime sionista uccide la gente in massa: ONU.

Il regime sionista lascia i poveri Palestinesi senza una casa: attivisti occidentali pro-palestinesi.

Il regime sionista è terrorista: attivisti occidentali pro-palestinesi.

Il regime sionista causa guerre: ambasciatore francese a Londra nel 2001.

I sionisti ricattano il mondo col ricordo dell'Olocausto: occidentali di ogni idea politica (il più delle volte a bassa voce, in privato e tra di loro).

L'Olocausto è roba di tanto tempo fa, non parliamone più: il ministro della giustizia belga lo scorso Maggio.

La verità dell'Olocausto è da rimettere in discussione: neonazisti e fratellanza ariana varia (occidentali).

Bin laden non doveva essere ucciso: Ron Paul.

L'uccisione di Bin Laden serve a coprire il complotto dietro l'11 Settembre: 112,886,468,278,550 di siti web cospirazionisti basati in Occidente.

Eh sì, perché c'è un complotto dietro l'11 Settembre: tra il 40% e il 45% degli occidentali a seconda dei sondaggi.

Gli Americani hanno bombardato Hiroshima tanto per: pacifisti occidentali.

Gli Americani si considerano superiori: un Europeo che soffre di complessi d'inferiorità preso a caso.

Gli Americani sono Imperialisti: tutti gli Europei e una buona parte degli Americani.

Le basi degli Americani all'estero sono occupazione militare: tutti quelli che in Europa hanno scritto "Yankees Go Home" sui muri dal 1945 ad oggi.

I media sono controllati segretamente da qualcuno: un occidentale preso a caso non appena sente in tivì una notizia che stona con le sue convinzioni politiche.

***

Dice il Kulturame: l'occidente ha incontrato il nemico, e il nemico è l'occidente.

Kulturame Classici: Le parole che non ti ho detto #2


 

Puntata #2: Barak Obama.

Miei cari elettori, lo so che per la maggior parte di voi gli attacchi dell'11 Settembre 2001 sono un complotto della CIA e degli ebrei oppure in ogni caso l'America se li è meritati in quanto nazione arrogante, proprio come dicono gli Ayatollah, ma volevo comunicarvi che l'uomo che ha progettato quegli attacchi, che ormai aveva un piede nella fossa di suo, è stato oggi assassinato e il suo corpo scaraventato in mare come un sacco di merda (cosa che però, che sia chiaro, non "umilia" il mondo islamico come l'esame dentistico di Saddam Hussein), cosa sulla quale voi non avrete un cazzo da dire perché io non sono George W. Bush e perciò sono escluso d'ufficio dalla lista dei cattivi.
L'uccisione di Bin Laden si è resa possibile perché invece di stare a sentire le opinioni dei radicali che sostenevano Bin Laden fosse un agente CIA nascosto in Florida sono stato a sentire le opinioni della CIA ottenute attraverso il waterbording e gli interrogatori di Guantanamo (che avevo promesso di chiudere ma non ho chiuso perché io non sono George W. Bush e quindi posso fare quello che mi pare) e alla fine l'abbiamo (miracolosamente) trovato a casa di un alleato al quale versiamo milioni di dollari ogni anno in aiuti.
Perciò ora posso ritirare le nostre truppe dall'Afghanistan senza timore di non essere rieletto non per la miriade di buoni motivi che ci sarebbero ma perché, essendo tutti voi degli idioti, avevate bisogno di una mera vittoria simbolica ottenuta su un vecchio malato onorariamente a capo di un'organizzazione che è il fantasma di quello che era dieci anni fa. E adesso posso dire in faccia a quei redneck rompicoglioni che la guerra al terrorismo è finita.
Danziamo tutti quanti beatamente nel magico mondo della fantasia nel quale se le guerre sono "giuste" o "sbagliate" lo decide la partigianeria politica e la strategia viene decisa non sulla base della nuda realtà ma dallo schema immaginario formatosi nella mente dell'opinione pubblica imbeccata da elite ideologiche.
E rendiamo grazie al Signore, cosa che per la maggior parte di voi è un rito medioevale da ritardati di mente, per il culo che abbiamo avuto, le nostre forze armate e il fatto che sono nero e non mi chiamo George W. Bush.

La Madre Terra Gaia atea e socialista benedica l'America.

Barack Obama - Maggio-2-2011.

 

PS: Nota del Kulturame a seguire.



Kulturame Classici: Fratello Eli, il Tuo Libro è il Mio Libro.

Un recensione di Wellington.


 

Sicuramente Hollywood deve essere venuta a sapere che negli ultimi anni i nostri rapporti erano alquanto degenerati (tanto che stavo addirittura ripiegando sui film di Bollywood) e ora sta cercando di fare la pace con me. Solo così posso spiegarmi come mi possano essere piaciuti due film provenienti dalle colline di L.A. in due giorni.

Battle: Los Angeles in teoria avrebbe dovuto essere esattamente tutto quello che mi ha creato problemi con Hollywood recentemente: scene d'azione sborone con effetti speciali e colori ultravivaci su trame profonde quanto una pozzanghera, e invece le scene d'azione sono più che decenti, l'ambientazione "grunt" (i protagonisti sono un plotone di Marines) è gustosa, la trama, per quanto molto poco originale, regge. E come chicca appare il Sergente Maggiore Dever.

Ma in realtà sono qui per parlarvi del secondo film che per me si è rivelato una gradita sorpresa, perché a differenza di quanto mi aspettavo riesce ad avere una trama epica senza discendere in squallidi sermoni e pseudo-metafore sul "mondo in cui viviamo", si tratta di The Book of Eli (Codice Genesi in Italiano).

In un mondo post-apocalittico sconvolto, pare di capire, da una guerra nucleare e in preda alle solita accoppiata barbarie/anarchia si aggira solitario, procedendo capoticamente "verso ovest", un uomo di nome Eli. E' un uomo con una missione, o meglio, con un carico prezioso: un libro. Pare infatti che il dopoguerra abbia generato roghi di libri considerati colpevoli di diffondere idee che hanno portato alla catastrofe, e Eli è deciso a preservare almeno questo libro dalla distruzione. Lungo il cammino il nostro capita in una cittaducola dominata da un cattivissimo boss locale con serie manie di grandezza, ma non per questo stupido o ignorante della natura umana, che proprio quel libro sta cercando disperatamente da anni.

E mi fermo qui.

Ora, adesso magari quelli che hanno visto il film mi rimprovereranno che questa è una versione piuttosto edulcorata della trama, ma il fatto è, ragazzi, che al mondo ci sono anche quelli che il film non l'hanno visto e davvero non voglio postare spoiler, soprattutto perchè la sceneggiatura fa un uso così abile del colpo di scena.

L'ambientazione postnucleare è particolarmente ben studiata, non ci sono "omaggi" inutili, da nerd, ad altri film e soprattutto è originale. In questo particolare metauniverso post-apocalittico il problema principale sembrano essere i raggi ultravioletti che rendono la terra arida, bruciano la pelle esposta e a lungo andare friggono le retine (impossibile aggirarsi all'aperto senza occhiali da sole, il che rende questo film popolato dai sopravvissuti più cool della storia del cinema).
Questa è di fatto una teoria della guerra fredda secondo la quale l'esplosione aerea di centinaia di bombe all'idrogeno provocherebbe uno squarcio nello strato di ozono che protegge il pianeta. Non so quanto sia tecnicamente corretta, ma è comunque più originale del solito "inverno nucleare", e sicuramente più probabile dei triti "mutanti" tanto cari alla fantascienza/horror. E questo "in my book" (e in quello di Eli), mostra che gli sceneggiatori si sono sprecati a fare i compiti a casa invece di rifriggere roba già vista, come sarebbe stato molto comodo fare perché tanto non sarebbe importato a un pubblico ormai assuefatto e rassegnato alla pigrizia hollywoodiana.

L'ambientazione post-nucleare in generale mi ricorda davvero molto i romanzi pulp della serie "Deathlands" con i quali mi baloccavo da adolescente*, un misto di catastrofismo e western. Solo che qui non ci sono rettili mutanti e simili sciocchezze, perciò si tratta di un più che notevole upgrade. Nel postapocalittico, per dirla con Eli, "si uccide per quello che una volta buttavamo via", tanto che le salviette togliti-un-po'-quell'unto-dalle-dita usa e getta del Kentucky Fried Chicken sono considerate merce preziosa in un mercato in cui l'acqua è diventata la risorsa più scarsa in assoluto.

Ben assemblato il cast, a partire dal sempre valido Denzel Washington (nel ruolo del nostro eroe), un Gary Oldman d'annata (proprio nel senso che è invecchiato in maniera sconvolgente, sembra una versione imbruttita dell'Ammiraglio Adama di Battlestar Galactica, mentre il suo personaggio è una versione incattivita della Presidentessa), Ray Stevenson (il Legionario Tito Pullo di 'Roma' che però questa volta non ha scene di nudo frontale, quindi non c'è da temere crisi da confronto), la giovane, gradevole (alla vista e per la recitazione) Mila Kunis, una Jennifer Beals che appare poco ma che riesce comunque a lasciare il segno, il cantante jazz/blues cult Tom Waits (Jockey Full of Bourbon) e, come cameo, Malcom McDowell.

Le scene d'azione sono "probabili", senza granate che tirano giù un viadotto o pistole che fanno centro a duecento metri, per quanto si potrà dire che Eli, per essere un vagabondo con un libro nello zaino, combatte meglio di un ninja e che sarebbe carino se impugnasse quella maiala di H&K USP .45 con due mani che questo non è un film di Sergio Leone.
Ma vabbé, in fondo è lui l'eroe, e poi pare che Denzel Washington in preparazione per il film si sia addestrato con Dan Inosanto e Jeff Imada, famosissimi maestri° di Kali, l'arte marziale filippina considerata la più efficace nell'uso delle armi da taglio. Il che, stando allo "Standard Val Kilmer degli attori di Holllywood in film d'azione" lo mette al pari di uno del SAS come minimo.

Il Kulturame continuerà a preferire la zombie apocalypse, ma il mio post-apocalittico mi piace libraio, e la prossima volta che lo incontro gli controllo le mani per vedere se tremano, allo zozzone#.

 
NOTE

*: E le rivelazioni sul mio passato, ma sopratutto sul mio presente, ovverosia "ma come hai fatto a ridurti così?", continuano ad impilarsi gloriosamente.
°: Inosanto è stato anche allievo di Bruce Lee.

#: Questa la capirete quando avrete visto il film.



 

Kulturame Classici: Paesaggio con Incendio.

Una recensione di Wellington.


Paesaggio con Incendio -- di Ernesto Aloia (Minimum Fax)

Chiunque sia figlio di genitori di provincia e da bambino abbia passato i week-end (magari anche prima che si chiamassero così), le estati e le feste comandate a trovare i nonni al paese non potrà che ritrovarsi nel Paesaggio con Incendio di Ernesto Aloia, un romanzo breve con un che del thriller che si legge davvero tutto di un fiato, non tanto per la scarsità di pagine quanto per la prosa gradevole, tipica dell'autore, e per la struttura scorrevole.

Paesaggio con Incendio è la storia di Vittorio, un professionista urbanizzato, uno storico di professione, che insiste nel voler trascinare ogni estate moglie e figlia a passare le ferie nel natio paesino di Castagneto sugli Appennini settentrionali dove in tutta libertà si può aggrappare disperatamente a ciò che non cambia mai (la casa dei suoi nonni che guarda sulla piazza principale, i soliti vecchi amici seduti al solito vecchio bar), rammaricandosi per quello che inesorabilmente cambia (la piazza pavimentata a nuovo, il fiume – ormai snobbato a favore della piscina dai locali – dove ora nuotano solo gli extracomunitari).
L'atmosfera "de paese" è riprodotta in maniera davvero molto gustosa sia nelle sue manifestazioni più classiche, come lo spettacolo degli abitanti che passeggiando lungo il viale dove ci sono le ville più belle del paese, in una versione ultra-provinciale dell'invidia sociale cittadina, provano un piacere perfido nell'associare a ciascuna villa le disgrazie e le mancanze del ricco proprietario, sia in quelle più postmoderne, come lo spettacolo del baretto frequentato da calciatori di squadre in ritiro nella zona posto sotto assedio dalle giovani bellezze locali alla ricerca di un principe azzurro in grado di portarle via dall'Appennino.

Co-protagonisti del romanzo sono davvero gli abitanti di Castagneto, nelle cui rivalità interne fatte di rancori tirati avanti per decenni Vittorio si ritroverà suo malgrado coinvolto. Gente che si fa segnare profondamente la vita da quelle che tutto sommato, sono disavventure perfettamente sopravvivibili: una madre scappata quando si era ancora piccoli, un fidanzamento rotto, la recente morte di un congiunto, una giovinezza passata a inseguire improbabili avventure. Semplici fatti della vita la cui magnitudine è enormemente amplificata dalla chiusura geografica del piccolo centro che si trasforma in una chiusura dell'anima che i paesani si portano dietro anche dopo essersi trasferiti a Bologna o a Torino, e che è lì ad aspettarli ogni estate e festa comandata a Castagneto.

Particolarmente (e prevedibilmente) apprezzato dal sottoscritto il parallelo tra pettegolezzi di paese che rimettono insieme storie passate in favore della teoria di preferenza facendo scempio dei fatti oggettivi e revisionismo storico (che si vorrebbe urbano e sofisticato) e, ancora di più, teorie della cospirazione. Quelle anche oltre l'urbano, ma già addirittura nel telematico, che rappresentano al giorno d'oggi la diceria con annessa voglia di linciaggio del villaggio globale.

Il romanzo è edito da Minimum Fax, ma è disponibile su Amazon.it se volete risparmiarvi troppi giri per le librerie.

Piccolo inciso personale: il romanzo mi ha ricordato non poche storie "paesane" mie, come ad esempio il fucile M16 che una volta il barista sotto casa di mio nonno mostrò a me e mio fratello bambini nel retrobottega dopo averci visti uscire dal supermercato trionfanti con due M16 giocattolo appena acquistati ed essersi vantato, tra il nostro scetticismo, di averne uno vero. Un'arma che col senno di poi doveva essere uno di quei .22 da tirassegno costruiti per avere l'aspetto esteriore di un M16. Per anni a seguire i miei amici ed io fantasticammo che, se "i Russi" avessero invaso, ci saremmo recati in quel bar per impadronirci dell'M16. Arma che, essendo Americana e vista in mano agli attori del telefilm "SWAT" che guardavamo sulle TV locali, doveva essere enormemente superiore a qualunque altra avremmo mai potuto trovare in giro. Strano mondo la provincia per delle menti gggiovani.

Wellington