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martedì 2 luglio 2013

Come un colpo di cammello.



Max Balestra ci fornisce questo pregevole articolo di storia e fantastoria sull'H&K 416, l'arma che ha ucciso Osama Bin Laden.

Ma Il Kulturame attende le prossime gesta del Solomon Rifle.

Scrivi più in fretta, ciccione di merda!


domenica 16 dicembre 2012

Dichiarazione di indipendenza narrativa

Quando si rende necessario, nel corso degli umani eventi, annunciare l'autopubblicazione di un romanzo d'azione scritto sotto pseudonimo da un tizio che scrive su questo blog sotto un altro pseudonimo...

Su Amazon.

Max Balestra - Liberty Charter, Territori Liberi - Capitoli 1-3

lunedì 16 gennaio 2012

Perché io non sono Samuel Adams.





La risposta, curiosamente, non è "Perché sei Wellington - L'antieroe", ma si può trovare in un libro che sto leggendo.*

Da giovane a Boston Samuel Adams, oggi ricordato soprattutto per la birra
^, coltivava un sogno: Che un giorno le Colonie britanniche in Nord America sarebbero state una nazione indipendente governata secondo i principi democratici descritti nelle opere di John Locke, del quale era un sincero e appassionato ammiratore.

Adams si mise a scrivere articoli e libelli nei quali dava voce alle sue idee ed opinioni, era un ottimo scrittore e i giornali pubblicavano volentieri i suoi scritti che ricevettero una certa attenzione, ma per quanto riguardava la rivoluzione indipendentista, per dirla in termini plebei, nessuno lo cagava di striscio. Non che quello che scrivesse non fosse giusto o sensato, era semplicemente che, per quanto i Coloni avessero delle lamentele nei confronti della madrepatria, le rimanevano molto affezionati. Politicamente parlando quindi, malgrado tutti i suoi sforzi, Adams non cavava un ragno dal buco. La causa alla quale si era dedicato anima e corpo, al punto da trascurare fino a mandare in fallimento la distilleria lasciatagli dal padre, sembrava aver imboccato un vicolo cieco, cosa che lo fece precipitare in una profonda depressione.

Da qualche parte laggiù Samuel Adams deve aver capito come vanno le cose nel mondo, perché uscito dalla depressione cambiò completamente i suoi metodi. L'occasione si presentò con lo Stamp Act, una legge inglese che in pratica istituiva l'uso delle marche da bollo su qualunque documento che ambisse ad essere considerato legale. In pratica una tassa sotto mentite spoglie che nelle Colonie fu accolta con l'usuale contenuto malumore. Ma non da Adams, il quale iniziò a scrivere articoli al vetriolo sullo Stamp Act, trattandolo come se fosse l'annunciarsi dell'apocalisse. Quando gli articoli attirarono l'attenzione che sperava, i suoi metodi si fecero ancora più militanti. Fondò un'associazione composta in larga parte da rissosi uomini delle classi lavoratrici chiamata Sons of Liberty che si dedicò a portare in piazza la protesta con toni il più rumorosi possibile e in seguito passò al vero e proprio squadrismo intimorendo e in almeno un caso devastando le proprietà dei negozianti che vendevano le marche da bollo.

Alla fine Adams vinse: lo Stamp Act fu revocato, ma presto sostituito da nuove tasse sotto copertura, che Adams contrastò con metodi sempre più aggressivi e sul filo della legge. Le attività dei Sons of Liberty resero nervosa la Gran Bretagna che reagì come spesso fanno i governi, con pretese di lesa maestà, e inviò soldati a Boston. Adams organizzò immediatamente un boicottaggio dei militari, facendoli sentire circondati da gente ostile e a tutti gli effetti in territorio nemico e poi solleticò il loro senso di insicurezza con vari atti provocatori che alla fine sfociarono, quando un plotone di giubbe rosse aprì il fuoco contro una folla che li insultava e gli tirava pietre e gusci d'ostrica, nel famoso Massacro di Boston.

La tensione iniziò a diffondersi oltre Boston, nel resto delle Colonie, e quando il Parlamento Inglese varò il Tea Act, una legge che imponeva un monopolio commerciale con per giunta ancora un'altra tassa nascosta al suo interno, i Sons of Liberty organizzarono il Boston Tea Party e il resto è storia.

La storia di Samuel Adams porta a due considerazioni interessanti, una di carattere storico e l'altra di carattere politico.

Storicamente vale la pena di notare che malgrado le voci che corrono di questi tempi le alte tasse non furono affatto la causa della Guerra di Indipendenza Americana. Secondo lo storico economico Niall Ferguson infatti il Colono medio pagava all'incirca 1 Scellino all'anno di tasse, laddove l'abitante medio della Gran Bretagna ne pagava 26.
Il Tea Act poi, legge monopolista con tasse annesse, ABBASSO' il prezzo del Tè a Boston, tagliando fuori gli intermediari, gli importatori delle Colonie come John Hancock, che non a caso furono i primi a seguire Adams nella ribellione. 


Ciò che veramente contava nello slogan dei Sons of Liberty non era il "No Taxation", ma il "Without Representation". Il problema non era che ci fossero le tasse, o che fossero alte, era che queste tasse venivano imposte da un Parlamento lontano nel quale i Coloni non avevano nessuna rappresentanza. 

In altre parole non si trattò di una ribellione "contro lo Stato", bensì per lo Stato, uno Stato americano. Una guerra politica, non contro la politica. Non a caso gli storici la chiamano appropriatamente Guerra di Indipendenza Americana, e non "Guerra Individualista" o "Guerra Anarchica".

Naturalmente poi la libertà individuale era un valore culturale forte per i coloni Americani a livello personale, e questo ha influenzato la forma di governo che si sono dati e ancora oggi scorre sotto la superficie del dibattito pubblico in USA molto più di quanto non faccia in altre parti del mondo. Questo spiega anche perché "the shot heard around the world" ispirò rivoluzioni e guerre di indipendenza dai risultati molto meno liberali, basti pensare alla Rivoluzione Francese o alle varie rivoluzioni delle banane dell'America Latina.

La considerazione di carattere politico invece è ben espressa nelle parole dell'autore del libro:

"Prima del 1765 Adams agiva nella convinzione che argomenti ben ragionati sarebbero stati sufficienti a convincere i coloni della giustezza della sua causa. Ma quando gli anni di fallimenti iniziarono ad impilarsi dovette confrontarsi con la realtà che i Coloni mantenevano nei confronti dell'Inghilterra un profondo attaccamento emotivo, come bambini nei confronti dei genitori.[...] Uno volta che Adams lo ebbe capito riformulò i suoi obbiettivi: Invece di predicare l'indipendenza e le idee di John Locke, avrebbe lavorato per recidere il legame dei Coloni con l'Inghilterra.[...] Lo Stamp Act e il Tea Act erano di fatto piuttosto insignificanti, ma Adams strategicamente li manipolò per creare indignazione, trasformandoli in barricate erette tra le due parti.[...] Capite questo: Le argomentazioni razionali entrano da un orecchio ed escono dall'altro.[...] Facendo appello alle emozioni della gente si può fare sì che essi vedano il passato in un'altra luce, come qualcosa di tirannico, noioso, brutto, immorale. Adesso c'è spazio per infiltrare nuove idee, cambiare il punto di vista della gente, farli reagire ad un nuovo senso del proprio interesse personale, e spargere i semi per una nuova causa, un nuovo legame."

In altre parole: In politica tu puoi avere tutte le buone teorie e ragioni di questo mondo, ma senza nichilismo e demagogia non combinerai una cippa.

E qui ci siamo signori: Questo è il motivo per il quale il sottoscritto non sarà mai un politico di successo, un capopopolo. Come si sa infatti L'Antieroe è affetto dal Morbo di Bunbury.

Da un punto di vista ideologico sono molto più estremista di Samuel Adams. Della rappresentanza non me ne può fregare di meno, e sono eticamente contrario allo Stato e alle tasse per il solo fatto che sono obbligatori. Ed è per questo che l'etica è l'unica cosa che mi rimane oggigiorno, la politica essendo deceduta causa Morbo di Bunbury. Etica e politica sono strettamente legate, ma non interdipendenti, e arriva sempre il momento in cui devi scegliere se compromettere l'una o l'altra. Nel corso delle nostre vite perlopiù riusciamo a mantenere un compromesso equilibrato tra le due, e così è stato per me per molti anni, ma da qualche tempo a questa parte mi riesce davvero difficile conciliare la mia etica con la politica, ed è per questo che in politica sono sempre più un osservatore e sempre meno una parte attiva.

Non mi interessa inventare narrative nichiliste per portare gente dalla mia parte a suon di calci in culo emotivi, i metodi di Samuel Adams potranno anche creare un governo più liberale (o anche no), ma non creano un uomo più libero. Il più delle volte quello che creano è un True Believer hofferiano, uno schiavo mentale.

Ma questo esempio storico spiega anche la ragione per la quale politici fortemente carismatici
° con spericolate visioni hanno un tale seguito di fedelissimi che difendendo le loro narrative con le unghie e con i denti fin nei più piccoli particolari. Queste narrative contengono sicuramente anche delle verità e delle idee valide (ma come dico sempre io avere dei buoni argomenti è la cosa più facile in terra), ma è sull'emotività che fanno veramente affidamento. Sulla costruzione retorica dell'immagine di un mondo ormai insopportabile, è il potere dell'odio verso l'esistente che gli fornisce davvero il carburante.

E ora che vi ho detto che il paladino della vostra causa vi sta propinando una narrativa nichilista piena di luoghi comuni e falsi bersagli, per concludere con una nota di simpatia destinata a farmi apprezzare ancora di più, dallo stesso libro citerò Gesù Cristo, allo scopo di far notare che alle volte parlava davvero come uno di quei capi-setta i cui seguaci vanno a bere Kool-Aid in Amazzonia.

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra;
Non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre,
la figlia dalla madre,la nuora dalla suocera:
e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me;
chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

Matteo 10:34-38


Wellington - L'Antieroe


venerdì 13 gennaio 2012

Kulturame Classici: Tempi Morti.




A meno di non voler considerare seriamente horror le recenti pietose storie adolescenziali su vampiri e lupi mannari il grande trend dell'horror degli ultimi anni sono stati sicuramente gli zombie.

La moda è iniziatanei primi anni 2000 con la pubblicazione di The Zombie Survival Guide di Max Brooks, un manuale su come sopravvivere a un'invasione di zombie scritto con intento satirico (doveva essere una caricatura della letteratura "survivalist" della guerra fredda su come sopravvivere ad un attacco nucleare) che ha invece ottenuto un inaspettato successo a livello mondiale generando il romanzo World War Z come sequel.





In effetti il bello, si fa per dire, degli zombie, è che uniscono l'horror con la fine del mondo aggiungendo un elemento di survivalism, tanto che i film con gli zombie piacciono perfino a Wellington, che di regola detesta i film dell'orrore. Sarà stato l'effetto post-11 Settembre, ma la formula "fine del mondo come lo conosciamo" ha funzionato nel primo decennio dei 2000.




Fatto sta che nel corso degli anni 2000 abbiamo visto esplodere l'industria dell'intrattenimento che sfrutta il morto vivente: film, romanzi, videogame. I temi sono stati esplorati un po' tutti: zombie lenti, zombie veloci*, zombie intelligenti, zombie rivoluzionari contro l'oppressivo sistema capitalista globale, e agli zombie si sono aggiunti gli pseudo-zombie, come gli "infetti" dei film 28 Giorni Dopo e 28 Settimane Dopo.

*: Il Kulturame disapprova gli zombie veloci per due ottime ragioni: 1) ritiene irrazionalmente che non siano realistici, come se gli zombie lenti lo fossero, 2) dato che Il Kulturame corre come una tartaruga zoppa e obesa, in caso di zombie apocalypse con zombie veloci sarebbe spacciato.




Molte realizzazioni sono prevedibili e, nel complesso, sempre la stessa zuppa. Questo è proprio il caso dei film più recenti (non si stanca mai di farli) del vero padre del genere, George A. Romero. Tutti i suoi film sui "morti viventi" sono la stessa solfa: gli zombie sembrano dei mostri ma in realtà i veri mostri sono gli umani, il mondo dei vivi è in realtà il mondo dei morti, il brutto è il bello, il buono è il cattivo, il davanti è il dietro, il sopra è il sotto. Due palle.




A dispetto del dinosauro Romero giovani cineasti ribelli hanno però saputo realizzare qualche storia di zombie più originale, come ad esempio l'ironico Zombieland, che in realtà è una metafora dello smarrimento dell'individuo nella società odierna e della ricerca di amicizia e supporto che ne deriva. 




Oppure come Dead Set, una miniserie britannica del 2008 il cui sottotitolo ironico è "Reality Bites". Perché, diciamoci la verità, chi non ha mai desiderato di vedere gli abitanti della casa del Grande Fratello sbranati dagli zombie? Ed è esattamente quello che succede in Dead Set, nello show la casa prende il ruolo di santuario che in altri film è stato di supermercati e basi militari, con un gruppetto di concorrenti del reality intrappolati all'interno e zombie affamati che cercano di entrare disperatamente (un'altra metafora?).




Ma la realizzazione più attesa per il prossimo autunno è sicuramente The Walking Dead, serie televisiva prodotta da AMC (la stessa di Mad Men e Breaking Bad) tratta da un fumetto di grande successo di Robert Kirkman che narra la storia di un gruppo di sopravvissuti guidati da un poliziotto di provincia in un mondo invaso dagli zombie, concentrandosi più sulla sopravvivenza che sull'horror, tanto che prende il via quando la zombie apocalypse è già avvenuta. Il tema centrale della serie dovrebbero essere, come nel fumetto, più i rapporti interpersonali tra i sopravvissuti che i morti viventi all'esterno. Insomma, meno spavento è più tragedia, sperando che la serie mantenga la promessa di essere "the next big thing" (il fumetto, testato per voi dal Kulturame, per essere un fumetto, non è niente affatto male).




In attesa di Ottobre, quando la serie verrà rilasciata, beccatevi il trailer piratato e, come dice L'Antieroe: "Non c'è di che preoccuparsi, in caso di zombie apocalypse anche chi non ha mai maneggiato un'arma in vita sua acquisirà la magica capacità di far saltare le cervella ad un bersaglio mobile a cento metri di distanza. Resta solo da vedere dove troveremo le armi in questo mondo statalista politically correct." Godetevi gli impulsi celebrali che vi restano perché, per dirla con Kirkman, i morti viventi siamo noi.





Kulturame Classici: I Fatti Sono Testardi.


Da un articolo del Jerusalem Post.

Firebombing Jewish-owned vehicles is small potatoes in comparison to developments at the center of mass of the Israeli Arab onslaught: state land. Over the past decade, Israeli Arabs have seized millions of dunams of state land.[...] Most of the open land in Israel is owned by the state and administered by farmers, ranchers and the IDF.

Certo che viene proprio da tifare per questi eroici Beduini che si ribellano allo Stato rivendicando il principio di homesteading contro il perfido demanio sionista. Sicuramente la loro intenzione è di creare una società libera dal controllo statale e tra di loro si comportano da perfetti amanti della libertà rispettando la vita, la libertà e la proprietà di ciascun altro. Ma, una volta liberati dal giogo statalista del sionismo, riusciranno a generare anche solo una società democratica, se non propio libera?

Farmers and ranchers – particularly in the North and the South, but in areas around Jerusalem as well – are daily terrorized by neighboring Arab thieves. The thieves destroy their fences, steal and slaughter their livestock and threaten to murder them if they raise any objections, mend their fences or install surveillance cameras. Many farmers and ranchers – like most business owners around Beersheba and Upper Nazareth – are coerced into paying protection money to the same Arab gangs who target their fields.

Uhmmm, se sono gente che ha intenzione di creare una società libera sti' Beduini cominciano male. Rubare e taglieggiare gli altri non è molto liberale. Che senso ha liberarsi dello Stato per poi dover ubbidire alla mafia?

Con queste prospettive sfido poi che la gente, come questi allevatori ed agricoltori, si affida allo Stato. Evviva lo Stato che ci difende dai gangster! Ho cambiato idea, voglio diventa' statalista! Anzi statolatra! Almeno lo Stato mi difende dai Beduini libertari mafiosi.

As the Comptroller’s Report makes clear, the threatened and abused farmers have no official body to turn to for help. While incidence of land theft has increased more than 50 percent in recent years, enforcement measures at all levels have decreased by 81%. In 2007, courts issued just 5,400 judgments on illegal construction. Of these, only 193 led to demolition orders. And just a handful of those orders were carried out. Israel has no official policy for contending with the problem. A police unit formed specifically to enforce land laws has only recruited 55% of its allotted personnel and most of those 64 policemen devote their energies to routine policing duties.The absence of state protection has led farmers and ranchers to abandon their lands.

Aspetta un momento! E' a questo che serve lo Stato? E' per questo che questi cittadini pagano le tasse? Per poi essere derubati delle loro proprietà e taglieggiati dai gangster locali senza che nessuno muova un dito?

Be', fessi loro, così imparano ad essere sionisti in primo luogo e a fidarsi dello Stato in generale. E così torniamo a bomba: viva i Beduini indipendenti dallo Stato! (anche se un po' mafiosi). Come ai bei vecchi tempi della guerra in Libano del 2006, quando si faceva il tifo per Hezbollah, mica perché ce l'abbiamo con Israele in particolare, no, no, ma perché Hezbollah non è uno stato e Israele si, e noi siamo kontro lo Stato in generale.

Just as its grantees played a lead role in the formation of the UN’s Goldstone Commission and the drafting of its defamatory accusations against Israel, organizations supported by the New Israel Fund have played a large role in abetting the Israeli Arab theft of state lands. NIF-and EU-supported groups like Adallah, the Regional Council of Unrecognized Arab Villages, Um Batin and The Steering Committee for Planning and Protection of Arab Rights in the Negev have waged a political and legal assault on Israel to prevent the state from protecting itself and its citizens from Beduin and Arab land crimes.

Un momento. Ma come? I Beduini liberi e antistatalisti sono supportati politicamente e finanziati da organizzazioni "non governative" chericevono fondi dai governi, dalla EU e paesi musulmani assortiti (chissà poi perché questi governi appoggiano il libertarismo beduino, sarà per principio?), oppure da gente come George Soros che, sarà pure un privato, ma è anche la persona più statalista sulla faccia della terra. Che poi, a pensarci bene, anche Hezbollah, quello della grande guerra anti-stata-sionista del 2006 in realtà è finanziato dall'Iran, e sul suo territorio si comporta esattamente come uno Stato, con le sue tasse, la sua coscrizione obbligatoria, il suo welfare...

Cowed by the twin forces of the Red-Green alliance, successive governments have tried to solve the problem by buying off the Arabs. The Olmert government built a village for the Taarbiya Beduin outside of Omer and gave each family NIS 180,000 to leave the illegal structures they had built on state land and accept free houses.

Ma che delusione! Sti' Beduini oltre ad essere un tantino ladri e mafiosi sono pure riconducibili in seno alla società statalista previo versamento di pochi spiccioli.

Most agreed to relocate, but the 50 families who remained in place stepped up their assaults on Omer while demanding to receive ownership rights for the land they stole.

Perciò coloro che non sono acquistabili sono proprio mafiosi marci: se non ci date i diritti di proprietà spacchiamo il culo ai nostri vicini che non c'entrano un cazzo finché non ci accontentate. Con privati come questi chi ha bisogno dello Stato?

Just this past Sunday the cabinet unanimously approved a multi-year program to transfer NIS 800 million to 12 Beduin and Arab communities. The government touted the move as a “stimulus plan.”

Sarà mai che questa era tutta una manovra per spillare soldi al governo? E nel frattempo a Topolinia i contadini sionisti guardiani del perverso demanio statale invece che fanno?

LUCKILY FOR Israel, the leadership vacuum created by successive governments is beginning to be filled today by a group of law abiding, idealistic young Israelis. The New Israeli Guardsman is a voluntary organization formed two years ago by the sons and daughters of distressed farmers and ranchers. [...] The Guardsmen operate on a shoestring budget scraped together from private donors. Contingent on raising the necessary funds, the group intends to increase its corps of volunteers tenfold by 2013.

Ma come? I perfidi statalisti dello Stato sovrano di aparthaid si comportano come pionieri libertari organizzandosi in milizie locali finanziate privatamente?

Zilberman believes that the success of the Guardsmen will empower the state to take the necessary action to enforce Israel’s laws and so defeat the strategic threat posed by the radicalization of the Israeli Arab sector. And he is probably right. At any rate, it is all but certain that the government could take no action without the Guardsmen.

Quindi qui abbiamo dei cittadini che non hanno bisogno dello Stato ma continuano a sperare che venga a controllare le loro vite e al tempo stesso uno Stato che teoricamente è sovrano e indispensabile, ma che in pratica non muove muscolo se i cittadini prima non risolvono il problema al posto suo. Ma Hobbes che fa? Sta a guardare?

E' bello avere ideologie e teorie politiche di riferimento, peccato solo che i fatti siano così testardi.