sabato 28 gennaio 2012

Kulturame Classici: Sic Transit Gloria Comunismi. (12/09/2009)




Lydia Guevara, la nipote "del" Che, prosegue lo sforzo rivoluzionario di famiglia promuovendo il vegetarianesimo per conto della PETA.

Dopo la rivoluzione delle rose, dei garofani, dei cedri, arriva quella delle carote.

Link.

lunedì 16 gennaio 2012

Perché io non sono Samuel Adams.





La risposta, curiosamente, non è "Perché sei Wellington - L'antieroe", ma si può trovare in un libro che sto leggendo.*

Da giovane a Boston Samuel Adams, oggi ricordato soprattutto per la birra
^, coltivava un sogno: Che un giorno le Colonie britanniche in Nord America sarebbero state una nazione indipendente governata secondo i principi democratici descritti nelle opere di John Locke, del quale era un sincero e appassionato ammiratore.

Adams si mise a scrivere articoli e libelli nei quali dava voce alle sue idee ed opinioni, era un ottimo scrittore e i giornali pubblicavano volentieri i suoi scritti che ricevettero una certa attenzione, ma per quanto riguardava la rivoluzione indipendentista, per dirla in termini plebei, nessuno lo cagava di striscio. Non che quello che scrivesse non fosse giusto o sensato, era semplicemente che, per quanto i Coloni avessero delle lamentele nei confronti della madrepatria, le rimanevano molto affezionati. Politicamente parlando quindi, malgrado tutti i suoi sforzi, Adams non cavava un ragno dal buco. La causa alla quale si era dedicato anima e corpo, al punto da trascurare fino a mandare in fallimento la distilleria lasciatagli dal padre, sembrava aver imboccato un vicolo cieco, cosa che lo fece precipitare in una profonda depressione.

Da qualche parte laggiù Samuel Adams deve aver capito come vanno le cose nel mondo, perché uscito dalla depressione cambiò completamente i suoi metodi. L'occasione si presentò con lo Stamp Act, una legge inglese che in pratica istituiva l'uso delle marche da bollo su qualunque documento che ambisse ad essere considerato legale. In pratica una tassa sotto mentite spoglie che nelle Colonie fu accolta con l'usuale contenuto malumore. Ma non da Adams, il quale iniziò a scrivere articoli al vetriolo sullo Stamp Act, trattandolo come se fosse l'annunciarsi dell'apocalisse. Quando gli articoli attirarono l'attenzione che sperava, i suoi metodi si fecero ancora più militanti. Fondò un'associazione composta in larga parte da rissosi uomini delle classi lavoratrici chiamata Sons of Liberty che si dedicò a portare in piazza la protesta con toni il più rumorosi possibile e in seguito passò al vero e proprio squadrismo intimorendo e in almeno un caso devastando le proprietà dei negozianti che vendevano le marche da bollo.

Alla fine Adams vinse: lo Stamp Act fu revocato, ma presto sostituito da nuove tasse sotto copertura, che Adams contrastò con metodi sempre più aggressivi e sul filo della legge. Le attività dei Sons of Liberty resero nervosa la Gran Bretagna che reagì come spesso fanno i governi, con pretese di lesa maestà, e inviò soldati a Boston. Adams organizzò immediatamente un boicottaggio dei militari, facendoli sentire circondati da gente ostile e a tutti gli effetti in territorio nemico e poi solleticò il loro senso di insicurezza con vari atti provocatori che alla fine sfociarono, quando un plotone di giubbe rosse aprì il fuoco contro una folla che li insultava e gli tirava pietre e gusci d'ostrica, nel famoso Massacro di Boston.

La tensione iniziò a diffondersi oltre Boston, nel resto delle Colonie, e quando il Parlamento Inglese varò il Tea Act, una legge che imponeva un monopolio commerciale con per giunta ancora un'altra tassa nascosta al suo interno, i Sons of Liberty organizzarono il Boston Tea Party e il resto è storia.

La storia di Samuel Adams porta a due considerazioni interessanti, una di carattere storico e l'altra di carattere politico.

Storicamente vale la pena di notare che malgrado le voci che corrono di questi tempi le alte tasse non furono affatto la causa della Guerra di Indipendenza Americana. Secondo lo storico economico Niall Ferguson infatti il Colono medio pagava all'incirca 1 Scellino all'anno di tasse, laddove l'abitante medio della Gran Bretagna ne pagava 26.
Il Tea Act poi, legge monopolista con tasse annesse, ABBASSO' il prezzo del Tè a Boston, tagliando fuori gli intermediari, gli importatori delle Colonie come John Hancock, che non a caso furono i primi a seguire Adams nella ribellione. 


Ciò che veramente contava nello slogan dei Sons of Liberty non era il "No Taxation", ma il "Without Representation". Il problema non era che ci fossero le tasse, o che fossero alte, era che queste tasse venivano imposte da un Parlamento lontano nel quale i Coloni non avevano nessuna rappresentanza. 

In altre parole non si trattò di una ribellione "contro lo Stato", bensì per lo Stato, uno Stato americano. Una guerra politica, non contro la politica. Non a caso gli storici la chiamano appropriatamente Guerra di Indipendenza Americana, e non "Guerra Individualista" o "Guerra Anarchica".

Naturalmente poi la libertà individuale era un valore culturale forte per i coloni Americani a livello personale, e questo ha influenzato la forma di governo che si sono dati e ancora oggi scorre sotto la superficie del dibattito pubblico in USA molto più di quanto non faccia in altre parti del mondo. Questo spiega anche perché "the shot heard around the world" ispirò rivoluzioni e guerre di indipendenza dai risultati molto meno liberali, basti pensare alla Rivoluzione Francese o alle varie rivoluzioni delle banane dell'America Latina.

La considerazione di carattere politico invece è ben espressa nelle parole dell'autore del libro:

"Prima del 1765 Adams agiva nella convinzione che argomenti ben ragionati sarebbero stati sufficienti a convincere i coloni della giustezza della sua causa. Ma quando gli anni di fallimenti iniziarono ad impilarsi dovette confrontarsi con la realtà che i Coloni mantenevano nei confronti dell'Inghilterra un profondo attaccamento emotivo, come bambini nei confronti dei genitori.[...] Uno volta che Adams lo ebbe capito riformulò i suoi obbiettivi: Invece di predicare l'indipendenza e le idee di John Locke, avrebbe lavorato per recidere il legame dei Coloni con l'Inghilterra.[...] Lo Stamp Act e il Tea Act erano di fatto piuttosto insignificanti, ma Adams strategicamente li manipolò per creare indignazione, trasformandoli in barricate erette tra le due parti.[...] Capite questo: Le argomentazioni razionali entrano da un orecchio ed escono dall'altro.[...] Facendo appello alle emozioni della gente si può fare sì che essi vedano il passato in un'altra luce, come qualcosa di tirannico, noioso, brutto, immorale. Adesso c'è spazio per infiltrare nuove idee, cambiare il punto di vista della gente, farli reagire ad un nuovo senso del proprio interesse personale, e spargere i semi per una nuova causa, un nuovo legame."

In altre parole: In politica tu puoi avere tutte le buone teorie e ragioni di questo mondo, ma senza nichilismo e demagogia non combinerai una cippa.

E qui ci siamo signori: Questo è il motivo per il quale il sottoscritto non sarà mai un politico di successo, un capopopolo. Come si sa infatti L'Antieroe è affetto dal Morbo di Bunbury.

Da un punto di vista ideologico sono molto più estremista di Samuel Adams. Della rappresentanza non me ne può fregare di meno, e sono eticamente contrario allo Stato e alle tasse per il solo fatto che sono obbligatori. Ed è per questo che l'etica è l'unica cosa che mi rimane oggigiorno, la politica essendo deceduta causa Morbo di Bunbury. Etica e politica sono strettamente legate, ma non interdipendenti, e arriva sempre il momento in cui devi scegliere se compromettere l'una o l'altra. Nel corso delle nostre vite perlopiù riusciamo a mantenere un compromesso equilibrato tra le due, e così è stato per me per molti anni, ma da qualche tempo a questa parte mi riesce davvero difficile conciliare la mia etica con la politica, ed è per questo che in politica sono sempre più un osservatore e sempre meno una parte attiva.

Non mi interessa inventare narrative nichiliste per portare gente dalla mia parte a suon di calci in culo emotivi, i metodi di Samuel Adams potranno anche creare un governo più liberale (o anche no), ma non creano un uomo più libero. Il più delle volte quello che creano è un True Believer hofferiano, uno schiavo mentale.

Ma questo esempio storico spiega anche la ragione per la quale politici fortemente carismatici
° con spericolate visioni hanno un tale seguito di fedelissimi che difendendo le loro narrative con le unghie e con i denti fin nei più piccoli particolari. Queste narrative contengono sicuramente anche delle verità e delle idee valide (ma come dico sempre io avere dei buoni argomenti è la cosa più facile in terra), ma è sull'emotività che fanno veramente affidamento. Sulla costruzione retorica dell'immagine di un mondo ormai insopportabile, è il potere dell'odio verso l'esistente che gli fornisce davvero il carburante.

E ora che vi ho detto che il paladino della vostra causa vi sta propinando una narrativa nichilista piena di luoghi comuni e falsi bersagli, per concludere con una nota di simpatia destinata a farmi apprezzare ancora di più, dallo stesso libro citerò Gesù Cristo, allo scopo di far notare che alle volte parlava davvero come uno di quei capi-setta i cui seguaci vanno a bere Kool-Aid in Amazzonia.

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra;
Non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre,
la figlia dalla madre,la nuora dalla suocera:
e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me;
chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

Matteo 10:34-38


Wellington - L'Antieroe


sabato 14 gennaio 2012

Kulturame Classici: Considerato che...

E' ormai consuetudine impicciarsi delle elezioni di paesi in cui non si vive e di cui non si sa niente.

Tale consuetudine esige di supportare il "nostro" candidato.

Che è buona regola di convivenza civile adeguarsi al vento politico che tira e che pertanto anche Il Kulturame deve riconoscere come destino l'avanzare delle gloriose forze anti-imperialiste del 21° Secolo postamerikano.

Il Kulturame ha scelto il "suo" candidato alle elezioni sudafricane del 2009 (in cui non voterà).


Eccovi i nostri banner e slogan.



      

        

       

       

         

       

      

      

      

      

venerdì 13 gennaio 2012

Bentornati su Kulturame!

Kulturame Classici: The West


Qui in Kulturamia il discorso di Mahmoud Ahmadinejadall'Assemblea Generale dell'ONU ci suonava familiare. Ci siamo chiesti dove mai avesse pescato certe idee. Seguono esempi casuali e incompleti.
***
L'occidente diffonde il totalitarismo: Noam Chomsky.

L'occidente perpetua la schiavitù e il colonialismo: attivisti No Global.

L'occidente è arrogante: scienzati politici di un po' tutte le scuole di pensiero e tizio che spiega perché l'11 Settembre hanno colpito proprio le Torri gemelle, simbolo di Wall Street.

L'occidente è stato costruito con il sudore degli schiavi negri: Malcom X.

L'occidente bombarda gli altri paesi per impadronirsi delle loro risorse: adolescente occidentale medio e rock star o stella del cinema occidentale media.

Il regime sionista uccide la gente in massa: ONU.

Il regime sionista lascia i poveri Palestinesi senza una casa: attivisti occidentali pro-palestinesi.

Il regime sionista è terrorista: attivisti occidentali pro-palestinesi.

Il regime sionista causa guerre: ambasciatore francese a Londra nel 2001.

I sionisti ricattano il mondo col ricordo dell'Olocausto: occidentali di ogni idea politica (il più delle volte a bassa voce, in privato e tra di loro).

L'Olocausto è roba di tanto tempo fa, non parliamone più: il ministro della giustizia belga lo scorso Maggio.

La verità dell'Olocausto è da rimettere in discussione: neonazisti e fratellanza ariana varia (occidentali).

Bin laden non doveva essere ucciso: Ron Paul.

L'uccisione di Bin Laden serve a coprire il complotto dietro l'11 Settembre: 112,886,468,278,550 di siti web cospirazionisti basati in Occidente.

Eh sì, perché c'è un complotto dietro l'11 Settembre: tra il 40% e il 45% degli occidentali a seconda dei sondaggi.

Gli Americani hanno bombardato Hiroshima tanto per: pacifisti occidentali.

Gli Americani si considerano superiori: un Europeo che soffre di complessi d'inferiorità preso a caso.

Gli Americani sono Imperialisti: tutti gli Europei e una buona parte degli Americani.

Le basi degli Americani all'estero sono occupazione militare: tutti quelli che in Europa hanno scritto "Yankees Go Home" sui muri dal 1945 ad oggi.

I media sono controllati segretamente da qualcuno: un occidentale preso a caso non appena sente in tivì una notizia che stona con le sue convinzioni politiche.

***

Dice il Kulturame: l'occidente ha incontrato il nemico, e il nemico è l'occidente.

Kulturame Classici: Le parole che non ti ho detto #2


 

Puntata #2: Barak Obama.

Miei cari elettori, lo so che per la maggior parte di voi gli attacchi dell'11 Settembre 2001 sono un complotto della CIA e degli ebrei oppure in ogni caso l'America se li è meritati in quanto nazione arrogante, proprio come dicono gli Ayatollah, ma volevo comunicarvi che l'uomo che ha progettato quegli attacchi, che ormai aveva un piede nella fossa di suo, è stato oggi assassinato e il suo corpo scaraventato in mare come un sacco di merda (cosa che però, che sia chiaro, non "umilia" il mondo islamico come l'esame dentistico di Saddam Hussein), cosa sulla quale voi non avrete un cazzo da dire perché io non sono George W. Bush e perciò sono escluso d'ufficio dalla lista dei cattivi.
L'uccisione di Bin Laden si è resa possibile perché invece di stare a sentire le opinioni dei radicali che sostenevano Bin Laden fosse un agente CIA nascosto in Florida sono stato a sentire le opinioni della CIA ottenute attraverso il waterbording e gli interrogatori di Guantanamo (che avevo promesso di chiudere ma non ho chiuso perché io non sono George W. Bush e quindi posso fare quello che mi pare) e alla fine l'abbiamo (miracolosamente) trovato a casa di un alleato al quale versiamo milioni di dollari ogni anno in aiuti.
Perciò ora posso ritirare le nostre truppe dall'Afghanistan senza timore di non essere rieletto non per la miriade di buoni motivi che ci sarebbero ma perché, essendo tutti voi degli idioti, avevate bisogno di una mera vittoria simbolica ottenuta su un vecchio malato onorariamente a capo di un'organizzazione che è il fantasma di quello che era dieci anni fa. E adesso posso dire in faccia a quei redneck rompicoglioni che la guerra al terrorismo è finita.
Danziamo tutti quanti beatamente nel magico mondo della fantasia nel quale se le guerre sono "giuste" o "sbagliate" lo decide la partigianeria politica e la strategia viene decisa non sulla base della nuda realtà ma dallo schema immaginario formatosi nella mente dell'opinione pubblica imbeccata da elite ideologiche.
E rendiamo grazie al Signore, cosa che per la maggior parte di voi è un rito medioevale da ritardati di mente, per il culo che abbiamo avuto, le nostre forze armate e il fatto che sono nero e non mi chiamo George W. Bush.

La Madre Terra Gaia atea e socialista benedica l'America.

Barack Obama - Maggio-2-2011.

 

PS: Nota del Kulturame a seguire.



Kulturame Classici: Fratello Eli, il Tuo Libro è il Mio Libro.

Un recensione di Wellington.


 

Sicuramente Hollywood deve essere venuta a sapere che negli ultimi anni i nostri rapporti erano alquanto degenerati (tanto che stavo addirittura ripiegando sui film di Bollywood) e ora sta cercando di fare la pace con me. Solo così posso spiegarmi come mi possano essere piaciuti due film provenienti dalle colline di L.A. in due giorni.

Battle: Los Angeles in teoria avrebbe dovuto essere esattamente tutto quello che mi ha creato problemi con Hollywood recentemente: scene d'azione sborone con effetti speciali e colori ultravivaci su trame profonde quanto una pozzanghera, e invece le scene d'azione sono più che decenti, l'ambientazione "grunt" (i protagonisti sono un plotone di Marines) è gustosa, la trama, per quanto molto poco originale, regge. E come chicca appare il Sergente Maggiore Dever.

Ma in realtà sono qui per parlarvi del secondo film che per me si è rivelato una gradita sorpresa, perché a differenza di quanto mi aspettavo riesce ad avere una trama epica senza discendere in squallidi sermoni e pseudo-metafore sul "mondo in cui viviamo", si tratta di The Book of Eli (Codice Genesi in Italiano).

In un mondo post-apocalittico sconvolto, pare di capire, da una guerra nucleare e in preda alle solita accoppiata barbarie/anarchia si aggira solitario, procedendo capoticamente "verso ovest", un uomo di nome Eli. E' un uomo con una missione, o meglio, con un carico prezioso: un libro. Pare infatti che il dopoguerra abbia generato roghi di libri considerati colpevoli di diffondere idee che hanno portato alla catastrofe, e Eli è deciso a preservare almeno questo libro dalla distruzione. Lungo il cammino il nostro capita in una cittaducola dominata da un cattivissimo boss locale con serie manie di grandezza, ma non per questo stupido o ignorante della natura umana, che proprio quel libro sta cercando disperatamente da anni.

E mi fermo qui.

Ora, adesso magari quelli che hanno visto il film mi rimprovereranno che questa è una versione piuttosto edulcorata della trama, ma il fatto è, ragazzi, che al mondo ci sono anche quelli che il film non l'hanno visto e davvero non voglio postare spoiler, soprattutto perchè la sceneggiatura fa un uso così abile del colpo di scena.

L'ambientazione postnucleare è particolarmente ben studiata, non ci sono "omaggi" inutili, da nerd, ad altri film e soprattutto è originale. In questo particolare metauniverso post-apocalittico il problema principale sembrano essere i raggi ultravioletti che rendono la terra arida, bruciano la pelle esposta e a lungo andare friggono le retine (impossibile aggirarsi all'aperto senza occhiali da sole, il che rende questo film popolato dai sopravvissuti più cool della storia del cinema).
Questa è di fatto una teoria della guerra fredda secondo la quale l'esplosione aerea di centinaia di bombe all'idrogeno provocherebbe uno squarcio nello strato di ozono che protegge il pianeta. Non so quanto sia tecnicamente corretta, ma è comunque più originale del solito "inverno nucleare", e sicuramente più probabile dei triti "mutanti" tanto cari alla fantascienza/horror. E questo "in my book" (e in quello di Eli), mostra che gli sceneggiatori si sono sprecati a fare i compiti a casa invece di rifriggere roba già vista, come sarebbe stato molto comodo fare perché tanto non sarebbe importato a un pubblico ormai assuefatto e rassegnato alla pigrizia hollywoodiana.

L'ambientazione post-nucleare in generale mi ricorda davvero molto i romanzi pulp della serie "Deathlands" con i quali mi baloccavo da adolescente*, un misto di catastrofismo e western. Solo che qui non ci sono rettili mutanti e simili sciocchezze, perciò si tratta di un più che notevole upgrade. Nel postapocalittico, per dirla con Eli, "si uccide per quello che una volta buttavamo via", tanto che le salviette togliti-un-po'-quell'unto-dalle-dita usa e getta del Kentucky Fried Chicken sono considerate merce preziosa in un mercato in cui l'acqua è diventata la risorsa più scarsa in assoluto.

Ben assemblato il cast, a partire dal sempre valido Denzel Washington (nel ruolo del nostro eroe), un Gary Oldman d'annata (proprio nel senso che è invecchiato in maniera sconvolgente, sembra una versione imbruttita dell'Ammiraglio Adama di Battlestar Galactica, mentre il suo personaggio è una versione incattivita della Presidentessa), Ray Stevenson (il Legionario Tito Pullo di 'Roma' che però questa volta non ha scene di nudo frontale, quindi non c'è da temere crisi da confronto), la giovane, gradevole (alla vista e per la recitazione) Mila Kunis, una Jennifer Beals che appare poco ma che riesce comunque a lasciare il segno, il cantante jazz/blues cult Tom Waits (Jockey Full of Bourbon) e, come cameo, Malcom McDowell.

Le scene d'azione sono "probabili", senza granate che tirano giù un viadotto o pistole che fanno centro a duecento metri, per quanto si potrà dire che Eli, per essere un vagabondo con un libro nello zaino, combatte meglio di un ninja e che sarebbe carino se impugnasse quella maiala di H&K USP .45 con due mani che questo non è un film di Sergio Leone.
Ma vabbé, in fondo è lui l'eroe, e poi pare che Denzel Washington in preparazione per il film si sia addestrato con Dan Inosanto e Jeff Imada, famosissimi maestri° di Kali, l'arte marziale filippina considerata la più efficace nell'uso delle armi da taglio. Il che, stando allo "Standard Val Kilmer degli attori di Holllywood in film d'azione" lo mette al pari di uno del SAS come minimo.

Il Kulturame continuerà a preferire la zombie apocalypse, ma il mio post-apocalittico mi piace libraio, e la prossima volta che lo incontro gli controllo le mani per vedere se tremano, allo zozzone#.

 
NOTE

*: E le rivelazioni sul mio passato, ma sopratutto sul mio presente, ovverosia "ma come hai fatto a ridurti così?", continuano ad impilarsi gloriosamente.
°: Inosanto è stato anche allievo di Bruce Lee.

#: Questa la capirete quando avrete visto il film.